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sabato 20 maggio 2017

Appuntamenti notturni…




Fra Kostka (1868-1946), umile membro dei Missionari Verbiti di Grevenbroich in Vestfalia (Germania), per quattro decenni, durante la S. Messa, vide la passione di Gesù. E per quarant'anni questo fatto rimase nascosto, così come le sue adorazioni notturne davanti al Santissimo.


Terminata la scuola, Giuseppe Wasel, figlio di un pastore di pecore, iniziò a lavorare come stalliere presso un contadino. Le omelie, nella sua parrocchia, di due missionari verbiti suscitarono nel giovane il desiderio di diventare missionario.
A ventotto anni, Giuseppe entrò come fratello missionario a Steyl e da religioso prese il nome di Kostka, dal santo gesuita Stanislao Kostka. Ripetutamente pregò il Fondatore dell'Ordine, Arnold Janssen, di mandarlo in missione in un paese lontano. Ma questi gli rispondeva sempre con un sorriso: "La tua nave non è ancora pronta!". Fu inviato invece nel territorio della Saar per la fondazione della missione di St. Wendel. Qui, per 43 anni, Fra Kostka lavorò instancabilmente nella cucina della missione, nel negozio del convento e al servizio dei pellegrini. Quello di cui nessuno venne a conoscenza è che il Signore attirò sempre più a Sé questo discreto e grande orante e inarrestabilmente ne "spostò" la missione verso "l'interno", tanto che Fra Kostka successivamente disse: "Già nel mondo il tempo più caro per me è stato quello che ho potuto passare in preghiera davanti al Santissimo, ma nel convento l'impulso per la preghiera è cresciuto. Tutto mi ha attirato verso il Salvatore. Un ardore mi ha quasi costretto ad alzarmi per mostrare al buon Maestro il mio amore. Personalmente attribuisco la prassi della preghiera notturna alla S. Comunione quotidiana. Perché l'attrazione, questo fuoco dentro di me, veniva dal sacramento, dal Salvatore presente nel tabernacolo con la Sua divinità e la Sua umanità. Con il permesso del Padre Rettore, ho potuto alzarmi ogni notte, anche se inizialmente lui pensava che questo fosse solo un fuoco di paglia. A mezzanotte e mezza mi alzavo dal mio giaciglio, senza bisogno di una sveglia; mi sono sempre svegliato alla stessa ora e spesso ho pensato tra me che fosse il mio angelo custode a svegliarmi puntualmente. Rimanevo poi in ginocchio fino alle due davanti al Santissimo. Fin quando ho vissuto nella masseria, pregavo nel fienile perché la porta della chiesa era chiusa. Nella casa missionaria, facevo adorazione da dietro l'altare maggiore, un posto che mi è diventato caro ogni giorno di più.
E come Mosè fu invitato a togliersi i sandali, perché il luogo in cui si trovava era sacro, anch'io davanti a Dio nel Sacramento dell'Amore, mi presentavo senza scarpe, lasciandole alla porta della chiesa. L'impegno di passare il tempo davanti al Santissimo senza scarpe, anche nel duro freddo invernale, l'ho mantenuto fedelmente nel tempo. Solo a 68 anni, dal confratello sarto, ho ricevuto un mantello già usato, senza averlo chiesto. Sentivo proprio il bisogno di apparire davanti al Salvatore povero e nudo. E senza scarpe, solo con le calze, svegliavo i confratelli la mattina. La povertà è un valore così alto, che purtroppo non si sa mai apprezzare abbastanza. Davanti all'altare, pregavo innanzitutto per la fede, la speranza e la carità. Per fare ciò e nella consapevolezza della mia miseria e peccaminosità mi mettevo con la faccia a terra. Pregavo un primo Padre Nostro in considerazione e confessione dei miei peccati, difetti ed imperfezioni. Poi ne seguiva un secondo per esprimere la mia fiducia nella smisurata misericordia di Dio - con il pensiero che Dio è un buon Padre e perdona volentieri i peccati, quando lo si chiede umilmente. Pregando il terzo Padre nostro, ero quasi sempre infervorato. Mi alzavo, salivo in ginocchio gli scalini dell'altare, bussavo teneramente alla porta del tabernacolo e pregavo con fiducia: “Signore, eccomi”. Quindi rimanevo più di un'ora con la Madonna; volevo farmi guidare dalla Sua mano materna. Ho avuto sempre una fiducia illimitata nella Madre Celeste. Da allora vivo sempre con il dolce pensiero che l'adorazione notturna fosse stata desiderata da Maria, la prima adoratrice del Dio che si è fatto uomo. Ho mantenuto la consuetudine dell'adorazione dalla mezzanotte e trenta alle due fino all'età di sessant'anni. Poi ho modificato la pia abitudine alzandomi alle tre del mattino per pregare dietro l'altare maggiore fino alle cinque, ora in cui venivano gli altri abitanti della casa. Oggi (1937) sono già trent'anni che pratico l'adorazione notturna; mi è capitato di saltarla solo quando ho avuto la febbre o l'influenza. Ma anche in questi casi talvolta mi trascinavo in chiesa per soddisfare il desiderio del mio cuore". "Ho sempre pregato per il Papa, i cardinali, i vescovi e per i sacerdoti. Ho raccomandato al Cuore di Gesù le intenzioni che erano state affidate personalmente a me o ai miei fratelli. Così iniziavo la mia preghiera di mezzanotte: -Signore, sia fatta la Tua volontà in tutto e con tutti, Signore salva le anime!-. Per le intenzioni materiali non ho mai pregato. Quasi sempre ho recitato i misteri dolorosi del rosario; per meditarli mi occorreva un'ora. Nell'Ora Santa non usavo parole; la mia preghiera andava di cuore in cuore, senza movimento esterno delle labbra. Durante il periodo della preghiera stavo inginocchiato tranquillo nel banco o sull'ultimo scalino dell'altare. L'ardore intimo mi teneva vigile; non ho mai minimamente sentito l'impulso di dormire. In quelle ore si incontravano due cuori che si amavano e non volevano staccarsi solo per parlare d'amore. Quanto erano felici quelle ore! Sono state un anticipo della gioia celeste".
Nel 1941, dopo che i missionari furono allontanati da St. Wendel dai nazionalsocialisti, l'anziano Fra Kostka cambiò diversi monasteri fin quando, nel 1945, giunse nella missione di St. Arnold nel Münsterland (Vestfalia). Anche lì, durante i suoi due ultimi anni di vita, si mantenne fedele alla sua adorazione notturna. Durante tutta la vita, il missionario non si concesse mai un intervallo a metà giornata, nonostante il faticoso lavoro in cucina. Sebbene avesse spesso forte mal di testa per la mancanza di sonno e per il digiuno, non perse il suo aspetto sano e la sua gaiezza come pure la sua gentilezza. Anche in età avanzata non rinunciò mai a fare dei piccoli lavori. Fra Kostka morì il 1 dicembre 1946, a 78 anni, significativamente pochi minuti prima del suo solito incontro con il Signore. Egli trovò la sua ultima dimora nel cimitero del convento. Oggi l'Associazione Fra Kostka si impegna per la beatificazione di questo mistico, la cui prodigiosa guarigione contribuì notevolmente alla canonizzazione di Arnold Janssen (2003), fondatore del suo Ordine. Infatti, a 60 anni, Fra Kostka soffrì di geloni sulla gamba destra che producevano tanto pus e sembravano inguaribili;così, seduto in poltrona e con davanti l'immagine del fondatore, egli pregò: "Padre, mi hai ingannato tante volte (perché Arnold Janssen non lo aveva mai mandato in missioni lontane, ripetendogli sempre: `La tua nave non è ancora pronta'), ora potresti guarire la mia gamba. Per te ora è facile!". Fra Kostka sentì alle sue spalle una voce che gli diceva: "La tua gamba è sana, non si ammalerà mai più!". In effetti, tolte le bende, le ferite erano guarite. 
 
"L'attrazione di questo ardore, di questo fuoco in me, è venuto dal Sacramento, dal Salvatore che è presente nel tabernacolo come Dio e come uomo".
Fra Kostka


Tratto da “Trionfo del Cuore” - NELLA TUA PRESENZA, O SIGNORE! - Opera di Gesù Sommo Sarcedote - Famiglia di Maria - Marzo - Aprile 2012 N° 12