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sabato 15 luglio 2017

Spirito Santo - FUOCO DI SANTITÀ



Non sempre ci sentiamo così ricchi interiormente da pregare con le nostre parole, allora, ci sono i Santi che ci possono aiutare!

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre

Togli il velo ai miei occhi
In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gn 1, 1 -2)

Preghiamo il Signore, preghiamo lo Spirito Santo perché rimuova dai nostri occhi ogni nebbia e ogni oscurità che per il peso dei peccati oscura la visione al nostro cuore. Potremo allora ricevere un’intelligenza spirituale e meravigliosa della sua Legge, secondo quanto sta scritto: “Togli il velo ai miei occhi e contemplerò le meraviglie della tua Legge”.
Origene (f. 253)

Capire le Scritture con lo Spirito
Il faraone disse ai ministri: “Potremo trovare un uomo come Giuseppe in cui sia lo spirito di Dio?”. Poi il faraone disse a Giuseppe: “Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te” (Gn 41,38-39)

Preghiamo il Signore di concederci un’intelligenza più acuta delle profezie e di aprire maggiormente i nostri sensi alla verità; allora, considerando nello Spirito ciò che a opera dello Spirito è stato scritto, e misurando in modo spirituale le realtà spirituali, potremo spiegare le Scritture secondo Dio e secondo lo Spirito Santo che le ha ispirate, in Cristo Gesù nostro Signore, al quale è la gloria e la potenza nei secoli dei secoli Amen.
Origene

Divampi il fuoco dell'amore
Dio disse a Mosè “Tu parlerai a tutti gli artigiani più esperti, ai quali io ho dato uno spirito di saggezza, ed essi faranno gli abiti di Aronne per la sua consacrazione e per l'esercizio del sacerdozio in mio onore” (Es 28.3)

Ora in noi, o Santo Spirito, uno con il Padre e con il Figlio, sii sollecito ad entrare, riversandoti nei cuori.
Bocca, lingua, mente, sensi e ogni nostra forza dia eco alla tua lode: divampi il fuoco dell'amore, faccia ardere colui che ci sta accanto.
Fa' che attraverso te conosciamo il Padre e assieme a lui vediamo il Figlio, e che crediamo in ogni tempo che tu sei lo Spirito di entrambi. Amen.

Sant'Ambrogio di Milano (397)

Tutto conosci
Il Signore parlò a Mosè e gli disse: "Vedi, ho chiamato per nome Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur; della tribù di Giuda. L'ho riempito dello spirito di Dio, perché abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro' (Es 3 1,1-3).

O Spirito Santo, tu sei presente a tutte le cose in modo immateriale senza forma, senza mutazione, ma non cessi di rimanere ineffabilmente assiso insieme col Padre.
Ti diffondi dappertutto e tutto contieni; in tutte le cose abiti in confuso, penetri nei nostri pensieri e negli esseri a noi invisibili.
Tutto scruti pur tutto conoscendo.
Senza voce risuoni, e ascolti le anime che internamente gridano in silenzio; di tutte, in tutto, hai pietà senza indugio, le rafforzi e dai indicibile letizia a tutti gli esseri ovunque siano.
Didimo il Cieco (ca. 313-399)

Lettera d’amore di Dio agli sposi...

 
Dice Dio:


La creatura che hai al tuo fianco, emozionata , è mia.
Io l’ho creata.
Io le ho voluto bene da sempre,
ancor prima di te e ancor più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita.
Ho dei grandi progetti per lei. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l’hai incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato.
Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza;
è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore;
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità e la sua intelligenza
e tutte le qualità belle che hai trovato in lei.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri .
Ha bisogno di serenità e di gioia , di affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani , di soddisfazione nel lavoro e di tante altre cose.
Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me
e di tutto ciò che aiuta e favorisce questo incontro con Me:
la pace del cuore, la purezza dello spirito , la preghiera,la parola,
il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia Vita.
Sono Io e non tu il principio e il fine di tutta la sua vita.
Facciamo un patto tra noi: la ameremo insieme.
Io la amo da sempre.
Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.
Volevo affidarla a qualcuno che se ne prendesse cura, ma volevo anche
che lei arricchisse con la sua bellezza e la sue qualità la tua vita.
Per questo ho fatto nascere nel tuo cuore l’amore per lei.
Era il modo più bello per dirti; “Eccola , te la affido”.
E quando tu le hai detto:
“Prometto di esserti fedele , di amarti e di rispettarti per tutta la vita”,
è stato come se mi rispondessi che sei lieto di accoglierla nella tua vita
e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla
Dobbiamo però metterci d’accordo.
Non è possibile che tu la ami in un modo e io in un altro.
Devi avere per lei un amore simile al mio,
devi desiderare per lei le stesse cose che io desidero.
Non puoi immaginare nulla di più bello e gioioso per lei.
Ti farò capire poco alla volta quale sia il modo di amare,
e ti svelerò quale vita ho sognato e voluto per questa creatura.
Mi rendo conto che ti sto chiedendo molto.
Pensavi che questa creatura fosse tutta e solo tua,
e ora invece hai l’impressione che Io ti chieda di spartirla con me.
Non è così.
Al contrario , Io sono colui che ti aiuta ad amarla appassionatamente.
Per questo desiderio che nel tuo piccolo amore ci sia il mio grande amore.
E’ questo il mio dono di nozze: un supplemento di amore
Che trasforma il tuo amore di creatura
E lo rende capace di produrre le opere di Dio nella persona che ami.
Sono parole per te misteriose, ma le capirai un poco alla volta.
Ti assicuro che non ti lascerò mai solo in questa impresa.
Io sarò sempre con te
E farò di te lo strumento del Mio amore, della mia tenerezza.
Continuerò ad amare la mia creatura attraverso i tuoi gesti
d’amore, di attenzione, di impegno, di perdono, di dedizione.
Se vi amerete in questo modo, la vostra coppia diventerà come una
fortezza che le tempeste della vita non riusciranno mai ad abbattere.
Un amore costruito sulla Mia Parola è come una casa
costruita sulla roccia: nessuna vicenda potrà distruggerla.
Ricordatelo, perché molti si illudono di poter fare a meno di me,
ma se Io non sono con voi nell’edificare la casa della vostra vita
e del vostro amore, vi affaticherete invano.
Se vi amerete in questo modo diverrete forza anche per gli altri .
Oggi si crede poco nell’amore vero, quello che dura per sempre,
e che offre la propria vita all’amato.
Si cercano più emozioni amorose che l’Amore .
Se voi saprete amarvi come Io vi amo,
con una fedeltà che non viene mai meno,
sarete una speranza per tutti,
perché vedranno che l’amore è una cosa possibile!

San Bonaventura - San Bonaventura Vescovo e dottore della Chiesa - Bagnoregio, Viterbo, 1218 - Lione, Francia, 15 luglio 1274 - Tema: Francescano - primato dell’amore


Interrogato sulla fonte a cui attinge tante conoscenze profonde, san Bonaventura indica con il dito il suo crocifisso : « Ecco il libro che mi istruisce. » Un giorno in cui discute con lui di teologia, Tommaso d’Aquino scorge Gesù in croce al di sopra della testa del suo amico ; dei raggi scaturiscono dalle sacre piaghe del Salvatore e vanno a posarsi sugli scritti di Bonaventura. Per rispetto per il divino Maestro, Tommaso non osa più argomentare.
Bonaventura, che verrà soprannominato il dottore “serafico” (a causa del collegamento da lui fatto tra teologia e amore contemplativo di Dio), vede la luce nel 1217, o nel 1221, a Bagnoregio, una cittadina del centro Italia, situata nei pressi del lago di Bolsena. Figlio di Giovanni di Fidanza, medico, e di Maria Ritella, riceve al Battesimo lo stesso nome del padre. Durante la sua infanzia, Giovanni si ammala gravemente. Il padre tenta invano tutti i rimedi ; la madre veglia al suo capezzale e prega Dio che le venga conservato il bambino. Per ottenere la guarigione, fa un voto a Francesco d’Assisi, morto di recente, nel 1226, ma già invocato in tutta Italia. Giovanni guarisce « O buona ventura ! » esclama la madre. Questa espressione diventa il soprannome del figlio. Questi, nel suo cuore, sa che, dopo Dio, è a Francesco che deve la vita del corpo, ed è anche a Francesco che chiederà di alimentare la vita della sua anima, entrando nell’Ordine francescano.
« Che cosa fare della mia vita ? »
Parigi, allora luce dell’Occidente, attira le menti avide di conoscenza. L’insegnamento teologico vi brilla di un grande splendore. Nel 1235, Giovanni di Fidanza vi manda il figlio, che si dedica dapprima allo studio delle arti liberali (grammatica, retorica, logica, aritmetica, geometria, astronomia e musica). Studente serio e di una grande pietà, si laurea in Arti conseguendo il titolo di magister artium. Si pone allora la domanda cruciale : « Che cosa devo fare della mia vita ? » Sedotto dalla testimonianza di fervore e dall’ideale evangelico dei Frati Minori, Giovanni bussa alla porta del convento francescano di Parigi, fondato nel 1219. In san Francesco e nel movimento da lui suscitato, lo studente riconosce l’azione di Gesù Cristo. In seguito, spiegherà i motivi della sua scelta : « Confesso davanti a Dio, scriverà, che la ragione che mi ha fatto amare di più la vita del beato Francesco è che essa assomiglia agli inizi e alla crescita della Chiesa. La Chiesa cominciò con semplici pescatori, e si arricchì in seguito di dottori molto illustri e sapienti ; la religione (vale a dire la famiglia religiosa) del beato Francesco non è stata stabilita dalla prudenza degli uomini, ma da Cristo. »

martedì 13 giugno 2017

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,13-16 - Voi siete la luce del mondo.





In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore


Riflessione

Noi siamo il sale della terra e la luce che illumina il mondo. Così ci descrive Gesù. Oh... che bella considerazione ha di noi il buon Dio!!! Ma siamo davvero sale e luce del mondo?
L'incoraggiamento... è un atteggiamento di Gesù per invitarci a dare sapore e a far brillare tutte le cose che tocchiamo. Solo così riusciremo a lasciare la scia del Suo buon profumo ovunque ci chiamano le circostanze e i doveri del nostro stato.
Mi viene in mente una bimba un po' turbolenta, il suo papà le dice che è un angioletto, allora lei cerca di diventarlo davvero... per non deluderlo, perché lo ama. Tutti noi dovremmo imitare i bimbi, tutti dovremmo fare il possibile per non deludere il Signore. Lui dice che siamo sale e luce? Allora proviamo a diventarlo. 

venerdì 2 giugno 2017

Gesù esamina Pietro sull'amore - Gv 21, 15 - 19 - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton - Le domande di Gesù - Le risposte di Pietro - Pietro abbandonato dal Signore - Nato per fare il capo - Teresina di Lisieux e don Divo Barsotti.



Gv 21, 15 - 19
Una delle manifestazioni di Gesù risorto si è svolta sulle rive del lago di Tiberiade. Pietro con alcuni discepoli esce a pescare, ma quella notte non presero nulla. Sulla riva incontrano un personaggio misterioso che dice loro di gettare la rete dalla parte destra, i discepoli obbediscono ed è una pesca miracolosa. Poi Gesù, ora riconosciuto, mangia insieme a loro.
L’inizio dell’esame
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (v 15). È l’inizio dell’esame di Pietro sull’amore. L’esame, come ogni iniziativa del Signore, ha un andamento piuttosto strano e sconcertante per diversi motivi. Pietro dà l’impressione di essere intimidito e imbarazzato come uno che è coinvolto in una vicenda più grande di lui, come uno studente non troppo preparato quando è interrogato. Ed è effettivamente così, perché il Signore tende sempre a sconvolgere i nostri schemi, a demolire e ricostruire, a farci morire e a farci risorgere, a condurci oltre gli orizzonti terreni, oltre i nostri corti pensieri; è allora normale che ci sentiamo intimiditi, inadeguati, impreparati, spaesati. Dobbiamo subito osservare che la domanda del Signore, per certi aspetti un po’ enigmatica, esigerebbe due sole risposte: “Si, io ti amo più di costoro” oppure: “No, io non ti amo più di costoro”. Sia il vostro parlare sì, sì; no, no (Mt 5, 37) aveva insegnato Gesù ai suoi. Evidentemente, sia Pietro sia noi, abbiamo parecchie difficoltà ad assimilare e a praticare gli insegnamenti di Gesù.
La prima risposta di Pietro
La risposta di Pietro è una via di mezzo fra il sì e il no; Pietro tende a trovare una scappatoia per evitare lo sconcerto di una domanda imbarazzante la cui risposta è molto semplice o impossibile. Pietro risponde: Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene. Risponde cioè come se il Signore avesse voluto sapere se gli voleva bene. Ma la domanda era per sapere se sì o no Pietro riteneva di amare il Signore più degli altri apostoli. Pietro, che sicuramente voleva bene al Signore, non se la sente però di affermare che il suo amore è superiore a quello dei suoi compagni. Non se la sente di affermarlo perché una simile affermazione è impossibile. Noi non sappiamo nemmeno valutare quanto è grande e quanto vale l’amore per Gesù che c’è in noi, figuriamoci se siamo in grado di vedere quanto è grande e quanto vale questo amore negli altri; confrontare poi i diversi amori fra di loro è un compito sovrumano, è un compito che solo Dio sa svolgere. Sant’Agostino a questo proposito osserva che Pietro nella sua risposta, “non aggiunge «più di costoro», risponde solo per quello che sa di se stesso, perché non poteva conoscere il grado d’amore che avevano gli altri discepoli per Gesù non potendo leggere nel profondo del loro cuore” (Trattato 124 su S. Giovanni). Conviene ancora considerare che c’è un modo di intendere la domanda del Signore, che stride, che non suona bene. Se non si fa attenzione, si corre il rischio di comprendere la domanda come se il Signore invitasse o incoraggiasse Pietro a dichiarare di essere il primo della classe, il più bravo e il più amante fra i suoi compagni.

lunedì 29 maggio 2017

Santa Giovanna d’Arco – Domrémy, Francia, 1412 circa – Rouen, Francia, 30 maggio 1431 – Tema: Intervento di Dio nella storia - Amore per la Chiesa



Coloro che sostengono che Dio non agisce nella storia troveranno una clamorosa smentita nella vita di santa Giovanna d’Arco. Il beato Vladimir Ghika ha scritto di lei : « È la santa della suprema fiducia nelle realtà soprannaturali, nella presenza di Dio, nelle verità divine, nelle persone vive dell’aldilà, negli angeli e nei santi… Giovanna ci insegna non solo a tener conto di queste realtà, ma a prendere il nostro appoggio principale su di esse per meglio adempiere ai compiti che abbiamo da svolgere in questo mondo. » L’autenticità storica degli eventi della vita di Giovanna, corroborata da numerose deposizioni di testimoni oculari, è innegabile. Grazie agli atti dei processi di condanna e poi di annullamento, siamo in grado di ripercorrere l’epopea di Giovanna e di ammirare la straordinaria franchezza con la quale si rivolgeva ai più grandi della terra.
Figlia di semplici e onesti contadini, Jacques d’Arc e Isabelle Romée, Jehanne (come si scriveva con l’ortografia dell’epoca) nasce, secondo la tradizione, il giorno dell’Epifania 1412. La famiglia risiede nella Lorena francese, a Domremy : la parte del villaggio dove abita Giovanna è terra di Francia dal 1299. Gianna trascorre un’infanzia relativamente serena con i fratelli e la sorella, Jacques, Catherine, Jean e Pierre, mostrandosi particolarmente attenta ai servizi che può rendere ai suoi genitori. Crescendo, la ragazza mostra una compassione piena di sollecitudine nei confronti dei poveri. È una buona cristiana e spesso, il sabato, si reca all’eremo di Bermont, su un’altura nei pressi del villaggio di Greux. Ama pregarvi la Santa Vergine e offrirle dei ceri. La devozione al Nome di Gesù, predicata nella stessa epoca da san Bernardino da Siena, occupa anch’essa un posto importante nel suo cuore.

domenica 28 maggio 2017

Figlio Mio, appoggiati su di Me!


 
Anna Masarikovà, di Unin nell'ovest della Slovacchia, è un'infermiera che ha conosciuto molte situazioni dolorose e, con i suoi modi affettuosi, ha potuto trasmettere tanta consolazione. Ma ha scoperto il valore prezioso della sofferenza solo attraverso il marito Luboš, ateo prima del matrimonio.


Luboš era un appassionato giocatore di hockey su ghiaccio tanto da abbandonare gli studi per diventare professionista. Poi ha conosciuto Anna! E la vita del ventitreenne ha preso tutta un'altra direzione. “Dopo che l'ho conosciuta, ho sognato addirittura dei santini, perché questa ragazza mi parlava con grande entusiasmo della sua fede. Anche se non credente, questo non mi dava fastidio, perché ero innamorato! Perciò con Anna ho anche frequentato il corso di preparazione al matrimonio religioso, che allo stesso tempo era per me preparazione al battesimo e alla prima comunione. Dopo il matrimonio sono andato sì regolarmente alla Santa Messa, ma riguardo la vita di fede sono rimasto abbastanza superficiale. Avevo tante altre preoccupazioni e interessi. Le cose spirituali mi bastavano a gocce, fin quando la mia vita è cambiata radicalmente nel 2007. Mi hanno diagnosticato un cancro e il mondo si è capovolto completamente, come quando si gira una clessidra. Un tempo non comprendevo perché la via che ci conduce a Gesù passi attraverso la croce. Era incomprensibile per me perché Dio permettesse certi eventi. Ora, all'improvviso, la croce c'era ed era accanto a me! E ho trovato la forza di abbracciare Gesù affettuosamente e di tenerlo stretto”. 

sabato 27 maggio 2017

Giuseppe Cafasso, padre dei disperati… Tratto da “Trionfo del Cuore” - IL GIORNO PIÙ’ GRANDE DELLA MIA VITA - Famiglia di Maria - Settembre-Ottobre 2016 n° 39



Tutti conoscono Don Bosco, l'apostolo della gioventù, pochi però sanno qualcosa del suo padre Spirituale, Giuseppe Cafasso, di soli quattro anni più grande di lui. La sua vita fu una lode unica alla misericordia di Dio. Si adoperò soprattutto per la salvezza delle anime abbandonate da tutti.
Nel nome di Dio prometteva loro, e anche subito, il paradiso!


Nella metà del XIX secolo, don Cafasso, umile professore di morale e instancabile sacerdote, divenne un modello e l'educatore di una generazione di santi sacerdoti nella città di Torino e in Piemonte. Ma c'è un altro aspetto della sua vita: la sua speciale sollecitudine per i casi senza speranza, per i carcerati e i condannati a morte, abbandonati da tutti a causa dei loro vizi e dei loro peccati. Don Giuseppe non lasciava senza assistenza i “suoi condannati”
Tre volte a settimana visitava le quattro prigioni torinesi, nelle quali infuriavano terrificanti condizioni morali e sanitarie. Egli, “l'amico delle loro anime immortali”, chiamava gli assassini, i ladri, gli imbroglioni e tutti i carcerati, i suoi “prediletti, amici e beniamini” e non risparmiava nessuno sforzo per la loro conversione.
Diceva: "I miei carcerati e i condannati all'impiccagione sono il campo di lavoro del mio cuore ... tra loro mi trovo a mio agio: qui non ho più alcun fastidio, una sola cosa desidererei: avere qui una camera anche per me per stare giorno e notte con i miei amici”.
Di solito saliva lentamente e attentamente le scale, ma in carcere era “come un pesce nell'acqua, correva lungo i corridoi, saliva e scendeva lieto e felice i gradini umidi e bui”, che quasi si dimenticava di tornare a casa. Pensando sicuramente ai suoi prigionieri, don Cafasso disse in un'omelia: "Il Signore è sempre disposto ad usare misericordia, ed è tale questa sua volontà, che si tiene più offeso del disperare, che non del peccato stesso di cui si dispera”.
Conquistava i più induriti e contrari per mezzo di un amore costante ed una perseverante bontà. Nessuna bestemmia, nessuna parola cattiva, nessun insulto rivolto alla sua piccola statura e alla sua gobba impedivano a don Cafasso di portare ripetutamente regali ai suoi “prediletti”: tabacco, pane, vino, vestiti oppure frutta. Se alle volte veniva derubato, taceva e non esitava a dare del denaro alle guardie affinché trattassero meglio “i Suoi figli. Persino quando una volta i carcerati cominciarono a bombardarlo con i noccioli della frutta, da lui stesso appena ricevuta, tranquillizzò i secondini indignati: "Lasciateli un po fare, non hanno altri divertimenti, poveretti!”.

giovedì 25 maggio 2017

Dio abita in mezzo a noi... Tratto da “Trionfo del Cuore” - Sia Lodato e Ringraziato! - Famiglia di Maria - Novembre -Dicembre 2016 – n° 40.



Duemila anni fa un angelo annunziò ai pastori la buona novella della nascita del Bambino Gesù. Luca riferisce: “Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere.
Andarono, senza indugio ... '' e adorarono il Messia, il loro Salvatore. Anche noi possiamo vivere la stessa esperienza dei pastori perché nella Santa Eucaristia il Signore ci ha lasciato l'inconcepibile regalo della Sua presenza.

Quanto Dio ci rende facile incontrarlo personalmente! Dobbiamo solo entrare in una chiesa. “Egli, che ha creato tutto il mondo e con il suo Preziosissimo Sangue ha lavato i miei peccati, è presente qui nel tabernacolo. Non è un'immaginazione: il Dio vivente è veramente presente. Posso comprendere la maestà di Dio, ma non la Sua umiltà”: confessò la santa Madre Teresa riguardo al mistero della presenza di Dio in una piccola ostia. Non stupisce che i Santi siano innamorati del Santissimo Sacramento!
Quando il fondatore della Congregazione del Santissimo Sacramento, san Pierre Julien Eymard (1811-1868), giunse a Parigi, vi abitò in condizioni poverissime. Gli mancava quasi tutto, ma se qualcuno mostrava di avere compassione di lui, deciso rispondeva: "Il Santissimo è qui, è tutto ciò che mi serve”. E invitava tutti coloro che chiedevano il suo aiuto e la sua consolazione ad andare davanti al tabernacolo: "Troverete tutto nell'Eucaristia, la forza della parola, la saggezza e il miracolo, Si, anche i miracoli. L'Eucaristia è la più alta rivelazione dell'amore di Gesù. Essa può essere superata solo in Cielo”.
Santa Caterina da Genova (1447 – 1510), la grande teologa del purgatorio, disse: "Il tempo che passo davanti al tabernacolo è il meglio speso della mia vita”. È vero, lo comprendiamo perché quando preghiamo permettiamo a Dio di operare dentro di noi. Per noi cristiani, iperattivi nella società di oggi, non è facile credere che il tempo passato davanti all'Eucaristia sia davvero quello meglio usato. Anche Madre Teresa affrontò questa difficoltà. Il postulatore del suo processo di beatificazione e di canonizzazione, Padre Brian Kolodiejchuk MC, nel bestseller da lui curato: “Dove c'è amore, c'è Dio”, racconta che nel 1973, durante un capitolo, una suora chiese: "Madre, vorremmo avere un'ora di adorazione Ogni giorno". La prima reazione della madre fu: "Non è possibile, abbiamo troppo lavoro: i malati, i morenti, i lebbrosi, i bambini !”.
Le suore poi però fecero una prova: "Da allora abbiamo un amore più grande e profondo per Gesù e un affetto più grande e disponibile fra noi. Ancora di più: l'adorazione ha portato una maggiore comprensione verso i poveri. Capiamo meglio le loro sofferenze e ciò che potrebbe servire loro. Anzi ancora: abbiamo tante meravigliose vocazioni dico sempre: è il frutto dell'adorazione, viene dalla presenza di Cristo, dalla nostra adorazione”.
Il Santo Papa Giovanni Paolo II ci ha lasciato una testimonianza toccante. Il cardinale AndrZe Deskur (1924-2011), che aveva conosciuto Karol Wojtyla quando era studente, racconta: "Quando Karol era in cappella, lo si sentiva parlare come se si intrattenesse con un altra persona”.

mercoledì 24 maggio 2017

Tu sei sacerdote in eterno!... Tratto da "Trionfo del Cuore" - IL SACERDOTE E LA MATERNITÀ SPIRITUALE PER I SACERDOTI I - Famiglia di Maria



P. Paul Maria Sigl

In ogni Santa Messa si rende presente quella solenne ora del Giovedì Santo, in cui, la notte prima della Sua passione e morte, il Sommo Sacerdote divino celebrò nel Cenacolo il “primo Santo Sacrificio”. Egli prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, pronunciando le parole: “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi”. Dopo la cena, allo stesso modo prese il calice, rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e bevetene tutti: questo è il mio sangue, versato per voi e per tutti per la remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”. In questo modo così semplice e sublime il Signore istituì il sacramento dell’Eucaristia e fece dei Suoi apostoli i primi sacerdoti di quella nuova Alleanza, che Egli, poco più tardi, avrebbe stipulato eternamente nel Suo sangue come Servo sofferente ed umiliato e Redentore. Sì, sul Calvario vediamo il Sommo Sacerdote divino che, sull’altare del proprio Corpo, si offre morente al Padre come sacrificio infinitamente prezioso. Ma Egli non era solo! Sua Madre, la Corredentrice, come p. Pio e tanti altri santi l’hanno chiamata, stava sotto la croce. Fortificata dalla santa Eucaristia, attraverso un primo “per Ipsum mariano”, offrì suo Figlio come un’ostia. Ella era unita in modo particolarmente perfetto all’offerta del Figlio sacerdote, al punto che si può dire: il loro comune sacrificio di redenzione, la loro comune vittoria, da allora, attraversano tutti i tempi e abbracciano tutti gli uomini. Papa Giovanni Paolo II parlò più volte di questa realtà spirituale, come, ad esempio, il 12 febbraio 1984: “Maria è presso ogni altare” o in occasione della Festa del Corpus Domini del 5 giugno 1983: “... ogni Messa ci pone in comunione intima con lei, la Madre, il cui sacrificio ‘ritorna presente’ come ‘ritorna presente’ il sacrificio del Figlio alle parole della Consacrazione del pane e del vino pronunciate dal sacerdote”. In modo molto simile si espresse l’amabile mistica tedesca Barbara Pfister (1867-1909): “Quante volte ho visto come la Madre di Dio accompagna il sacerdote all’altare, lo porta e lo guida, veglia su di lui e lo protegge ... Lei è sempre con lui. Non la si può separare dal Salvatore. Come Lui non ha voluto celebrare il Suo Sacrificio senza sua Madre, così anche il sacerdote non dovrebbe andare all’altare senza la Madre addolorata”.

Ha preceduto suo Figlio