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sabato 18 febbraio 2017

Dal libro del Levìtico - Lv 19, 1-2. 11-18 - Giudica il tuo prossimo con giustizia





Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Parola di Dio
Riflessione personale

Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”...
Non possiamo certo pensare di raggiungere la santità di Dio, ma almeno dobbiamo provare ad arrivarci il più vicino possibile.
Amare e servire è la ricetta per vivere in modo pieno ed essere felici. Ma gli ingredienti?... Tranquilli... Dio oggi ce li fornisce, ecco un bell'elenco che possiamo riassumere in tre ingredienti principali: la giustizia, la misericordia e l'amore per gli altri, ossia ciò che dovrebbe caratterizzare l'uomo di fede.
La Parola di Dio di oggi è un invito a verificare il nostro comportamento, a scrutare nell'intimo del nostro cuore e a domandarci se nella nostra vita quotidiana amiamo abbastanza. Spero che il vostro esame di coscienza sia andato meglio del mio… perché io, più vado avanti, più mi rendo conto che non amo affatto!
Amerai il tuo prossimo come te stesso” non deve essere uno slogan da gridare ai quattro venti, ma deve diventare un proposito da cercare di praticare ogni giorno. Dovremmo esplorare la nostra coscienza con la maggior lucidità possibile per vedere se, in fondo in fondo, non ci siano comportamenti ambiziosi, capricciosi, egoistici, troppo inquinati dalla mentalità del mondo…
Questa esortazione a dire il vero a volte mi sbilancia, perché di solito siamo circondati da persone che non si amano affatto, da persone che non si accettano per quello che sono, che non accettano la loro condizione personale o familiare, che non accettano il loro aspetto fisico, che non accettano di non avere le qualità che avrebbero voluto, che non accettano la loro tristezza, che non accettano la loro miseria. Allora mi dico: "Se questo fratello mi ama “come se stesso”, allora sto fresca!!!"...
Ma se qualcuno ha già superato questo ostacolo, dovrebbe pregare per questo fratello che si trova ancora nel buio e implorare su di lui la misericordia di Gesù, affinché muti il suo cuore e lo renda una nuova creatura; perché Gesù è l’unico medico sulla piazza in grado di guarire ogni malattia. Ricordiamoci, Lui è un medico disponibile in qualsiasi momento. Lasciamoci allora avvolgere dalle cure amorevoli di Gesù, perché più ti avvicini a Dio più conosci veramente te stesso.
"Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo". Rubare... ingannare... mentire... mi fa venire in mente la storia di Giacobbe e di suo fratello Esaù. Giacobbe in qualche modo aveva rubato l'dentità di suo fratello usando un vestito di peli, ha ingannato suo padre mentendo spudoratamente, e pure incoraggiato dalla madre!!!...
Se mi approprio di una cosa che appartiene ad un altro, non solo non lo rispetto e quindi non lo amo, ma commetto un furto. Dio ha un diverso progetto d'amore per ognuno di noi… non dobbiamo allora rubare il progetto di un altro. Nel mondo del lavoro succede spesso che qualcuno con inganno si accapparri un posto che non gli spetta, magari anche sparlando o mentendo pur di riuscire nel suo intento. Quando si cede alla facile vigliaccheria di parlare alle spalle di un fratello invece di far conoscere ciò che di buono egli fa, non si sta danneggiando solo il fratello, ma si sta danneggiando anche se stessi… Dice bene il Siracide: Nel parlare ci può essere onore o disonore;la lingua dell'uomo è la sua rovina” (5, 13).
Non giurerete il falso servendovi del mio nome” - Non ci si può beffare di Dio... Sarebbe come ingannare con il gioco del solitario… Che senso ha? Molto spesso chi giura vuole nascondere le più vergognose bugie.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo” - Nella società di oggi “sfruttare” è diventato di moda. Il potente è considerato molto capace, mentre il povero è un illuso o uno che non capisce niente di affari. E così si sfrutta il fratello o, peggio ancora,  non si paga il dovuto a chi ha lavorato… “Il salario del giusto serve per la vita, il guadagno dell'empio è per i vizi (Prov 10, 16)“Non rattristare un affamato, non esasperare un uomo già in difficoltà (Sir 4, 2). La cronaca ci parla di tante persone disperate che, per l'impossibilità di far fronte ai debiti, fanno gesti disperati, ma prima o poi, “qualcuno”, dovrà rendere conto anche di questo!!
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco” - Quanto è comodo e facile fare i prepotenti ed essere cattivi con chi è debole e non ha i mezzi e la forza di reagire!!! La dolcezza e l'amore sono le uniche lingue che un sordo sente e che un cieco vede. Come diceva bene Isaac Newton: "Gli uomini costruiscono troppi muri e mai abbastanza ponti”. Il problema nostro è che non ci rendiamo conto di come l'incontro con un fratello, diverso o bisognoso, è per noi un arricchimento, perché ci invita a uscire da noi stessi e ci spinge ad amare, naturalmente sempre con l'aiuto del buon Dio...
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia” - Non bisogna fare delle discriminazioni... un povero non è meglio di un ricco e viceversa, ma bisogna dare ad ognuno il suo, senza privilegi o parzialità. Oh Signore!!! Ma in quale mondo? Oggi succede tutto il contrario… Se una persona potente va in un ufficio pubblico non fa la fila, il poveretto invece deve attendere così tanto che in quel luogo mette le radici!...
Se cade il ricco, molti lo aiutano; dice cose insulse? Eppure lo si felicità. Se cade il povero, lo si rimprovera; se dice cose assennate, non ci si bada. Parla il ricco, tutti tacciono ed esaltano fino alle nuvole il suo discorso. Parla il povero e dicono: "Chi è costui?". Se inciampa, l'aiutano a cadere (Sir 13, 22-23) - Amare un fratello significa anche correggerlo quando pecca, naturalmente con rispetto e umiltà di cuore; far finta di nulla significa non avere a cuore la sua salvezza... "Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc 5, 19 – 20).
Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo” - La lingua, cari fratelli, fa molti più morti degli incidenti stradali o delle malattie... il fatto è che questi morti non sono visibili e i telegiornali non ne parlano…
Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!” (Gal 5, 14-15).
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo” - Tutti siamo dei peccatori... la legge del taglione, occhio per occhio e dente per dente, ha l'inconveniente di produrre tanti "polifemo" e di fare la fortuna degli "odontotecnici"…  In questa società, di cui don Divo Barsotti diceva che era “un deserto senza Dio”, Gesù è come un extraterrestre in cerca di casa... ApriamoGli la porta del nostro cuore e Lui cenerà con noi. L'amore vero è molto impegnativo e faticoso, ma allo stesso tempo è meraviglioso! E per scoprire l'amore, bisogna desiderarlo e cercare di viverlo!
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede perché scacci da noi ogni ansietà e ogni ostacolo sul cammino che conduce al Regno di Dio.
Proviamo ad abbandonarci a Gesù senza resistenze, ma soprattutto, quando ci domanda qualcosa, evitiamo di vedere se nei dintorni c’è un’uscita di sicurezza!
Pace e bene

venerdì 17 febbraio 2017

Gli OCCHI AZZURRI DI VERONICA - Tratto da “Il Bambino nascosto di Medjugorje” di Suor Emmanuel


Veronica Knox, Sudafrica, i suoi occhi azzurri erano ciechi.
  
Cari figli... Invocate il nome di mio Figlio. Ricevetelo nel vostro cuore. Solo nel nome di mio Figlio sperimenterete il vero benessere e la vera pace nel vostro cuore. Solo così conoscerete l'amore di Dio e lo diffonderete. Vi invito a diventare i miei apostoli” (18.3.2000).

Margate, Sudafrica, 9 agosto 1998

Veronica non dorme. Questo dolore che le stringe il cuore la terrà sveglia fino allo spuntare del sole? Per fortuna Alex, suo marito, sembra sprofondato in un sonno ristoratore. Spontaneamente, Veronica si mette a pregare; o piuttosto a “parlare a Gesù”, perché nella sua semplicità non conosce altre preghiere se non quelle che le sgorgano dal cuore. Anche quando recita il Padre Nostro, sembra che lo abbia appena inventato, tanto lo prega con ardore!
È ancora notte quando Veronica decide di alzarsi e di andare a sedersi in salotto, in una poltrona che sta dinanzi al crocifisso. Lì dà libero sfogo al suo cuore. Offre ogni gioia e ogni lacrima a Gesù, l'unico testimone della sua vita intima. Veronica ama Gesù in modo indescrivibile. La Sua gioia più grande è affidargli le sue faccende quotidiane, i suoi congiunti, la situazione degli uni e degli altri, e poi di interrogarlo: «Gesù, che cosa pensi di questo?», «In che cosa posso aiutarti?».
Veronica non calcola il tempo. A che ora ha iniziato a pregare? A un tratto, eccola afferrata da qualcosa di insolito. Il suo volto diviene ardente, una luce, sempre più splendente, la abbaglia... Che cosa succede?
Completamente cieca
Veronica è nata in Sudafrica, in una famiglia con otto figli, di fede cattolica molto fervida e rigorosa. Tutta la famiglia va a Messa ogni mattina, ai vespri alla sera, e prega insieme il Rosario; la domenica, inoltre, ama mescolarsi alle Messe africane, in cui la bellezza dei canti sembra sospendere il tempo. Non si discute questa pietà, che fa parte integrante della loro vita, come mangiare, dormire o lavorare. Ma, fin dalla nascita, a causa di un distacco della retina che le colpisce entrambi gli occhi, rendendola quasi cieca, Veronica comincia a portare la croce. Durante l'infanzia, l'occhio sinistro diviene completamente cieco, mentre l'occhio destro riesce a distinguere il mondo attraverso una sorta di velo grigio scuro. Poi nel 1977 la cecità diventa completa. Ma che bellezza sul suo volto! Nel 1956 sposa Alex, direttore finanziario di una grande azienda di abbigliamento e mette al mondo quattro figli. Alex? Un angelo sceso dal cielo! Messo da Dio al suo fianco per custodirla come un tesoro prezioso, è uno di quei mariti che sanno donare alla loro sposa l'amore tenero e calmo che attingono dal cuore di Dio.
Quel nome impronunziabile

lunedì 13 febbraio 2017

PERDONARE LE OFFESE di padre Serafino Tognetti – Tratto dal libro “MISERICORDIA ULTIMO ATTO”



Le offese, di per sé, sono un male, ma sappiamo bene che Dio sa trarre il bene anche dal male; certamente il Signore non vuole le offese ma, dato che ci sono, occorre avere la sapienza di saperle usare. Le offese infatti sono occasioni d'oro date da Dio per distruggere l'amor proprio.
Tutti, più o meno, siamo Superbi e orgogliosi, e siccome Dio ci ama, per portarci con Sé in Paradiso, fa di tutto per renderci umili. Se tu dici di te stesso: io non Son capace di far niente, va bene, ma se Sono io a dirti che tu sei un buono a nulla, subito ti offendi: ciò significa che non credevi a quanto dichiaravi.
Quindi le offese, se viste come “occasioni”, sono in ultima analisi un bene. I Padri del deserto erano campioni nel trasformare le offese in doni del Cielo.
Ascoltate questo episodio:
«Raccontavano che il padre Gelasio aveva un libro di pergamena che valeva 18 monete. Conteneva il Vecchio e il Nuovo Testamento. Lo lasciava in chiesa, perché potessero leggerlo i fratelli che lo desideravano. Un giorno venne un fratello forestiero a far visita all'anziano e, visto il libro, bramò di possederlo; lo rubò e se ne andò. Benché l'avesse notato, l'anziano non gli corse dietro per prenderlo. Giunto quegli in città, cercò di venderlo e, trovato un acquirente, gli chiese la somma di 16 monete. Colui che voleva comprarlo gli disse: "Dammelo. Prima lo faccio stimare e poi ti darò quello che vale”. Avutolo lo portò da padre Gelasio perché lo stimasse, dicendogli il prezzo richiesto dall' offerente. Lanziano gli disse: “Compralo. È bello e vale il prezzo che hai detto”. L’altro, tornato dal offerente, riferì la cosa diversamente da quanto l'anziano gli aveva detto egli disse: "Ecco, l'ho mostrato a padre Gelasio ed egli mi ha detto che non vale 16 monete, vale molto meno” Udito ciò, il fratello gli chiese: "Padre Gelasio non ti ha detto nient'altro?” “No”. Gli disse allora: “Non voglio più vendertelo. Restituiscimelo”. E preso da compunzione, ritornò dall'anziano per esprimergli il suo pentimento e lo pregò di riprendere il libro. Questi non voleva ma, alle parole del fratello: “Se non lo prendi non avrò più pace disse: "Se non puoi aver più pace, lo prendo”. Il fratello rimase quindi presso di lui fino alla morte, molto edificato dallo zelo del vecchio».
Vedete questo padre? Quando il commerciante gli porta il libro da far valutare, anziché smascherare tutto, suggerisce di Comprarlo e soprattutto, quando ritorna il ladro, trasforma l'offesa fatta – il furto Subito – in una cosa buona. Il padre sa tramutare il risentimento in atto di perdono, ed è tale l'edificazione di questo episodio che il padre che aveva rubato il libro si pente e rimane con l'anziano fino alla morte.
Le offese, dunque, per quanto oggettivamente atti malvagi, possono avere un duplice effetto positivo: fare bene a noi che riceviamo l'offesa e fare bene all'offensore stesso.
A noi perché, come si è detto, distruggono l'amor proprio. Esse si presentano come delle cannonate improvvise, inaspettate... Si comincia a discutere per delle futilità e si finisce con l'offendere il prossimo. Qual e l'effetto delle cannonate contro una città fortificata? Distruggono le mura. Allo stesso modo, siccome noi passiamo molto tempo a costruire il piedistallo Sul quale ci mettiamo per essere ammirati, apprezzati e applauditi dal prossimo, ecco che la Provvidenza manda qualche cannonata per distruggere il piedistallo. Se Dio avesse altri modi, li userebbe, ma evidentemente l'orgoglio è così radicato in noi che occorrono i bombardamenti.
E non pensate che la mancanza di reazioni violente sia sinonimo di virtù; ci possono essere giudizi pesanti interiori anche se esteriormente c'è il sorriso. E la cosiddetta “implosione monastica”. Sapete la differenza fra implosione ed esplosione? L'esplosione e una casa che salta per aria: si vede e si sente; i monaci Invece implodono: fuori non si vede niente, rimangono imperturbabili, ma dentro si irritano, giudicano e condannano.

venerdì 10 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5, 17-37 - Così fu detto agli antichi; ma io vi dico




In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore

Riflessione personale

Gli scribi e i farisei avevano forse pensato di avere di fronte a loro un rivoluzionario religioso… uno che arriva e, all’improvviso, vuole abolire le pratiche tradizionali dei precetti di Dio; ma come poteva Gesù abolire il vecchio testamento che preannunciava la Sua nascita, la Sua vita, la Sua morte e risurrezione? Gesù infatti precisa che non è venuto per abolire la legge antica, ma per dare compimento alle profezie; dice che la legge di Dio rimane sempre quella, ma deve essere accompagnata da una vita interiore più esigente. Quindi, oltre all'osservanza esteriore dei precetti, Gesù vuole la perfezione delle attitudini interiori e per aiutarci ricorda tre punti molto importanti - purtroppo molto fraintesi allora come oggi -  precisamente: l’omicidio, l’adulterio e il giuramento.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”…

La vita è un dono prezioso che Dio ci ha fatto, ma non per questo ne diventiamo proprietari assoluti. Evitiamo allora di fare da “padroni” sulla vita degli altri e sulla nostra. La vita va vissuta rispettando le Sue leggi, altrimenti è il disordine e la barbarie di cui stiamo soffrendo.
Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della sua morte, né c'è scampo dalla lotta; l'iniquità non salva colui che la compie”(Qo 8, 8).
Di solito intendiamo il comandamento “non uccidere” solo nel senso di non mandare qualcuno all’altro mondo, ma Gesù nel suo insegnamento allarga gli orizzonti… Oltre a non togliere la vita con un'arma, con la pratica dell’aborto o dell’eutanasia, dobbiamo riflettere che quando insultiamo o usiamo violenza psicologica verso qualcuno, noi stiamo uccidendo; quando nutriamo rabbia e odio accompagnati da vendetta, noi stiamo uccidendo; quando siamo presuntuosi, quando pretendiamo di affermare noi stessi calpestando gli altri, quando disprezziamo il prossimo, noi stiamo uccidendo; quando vogliamo far prevalere a tutti i costi la nostra volontà trascurando i diritti di un fratello, noi stiamo uccidendo; quando sfruttiamo una persona nel lavoro per “ingrassare” noi stessi, noi stiamo uccidendo; quando facciamo piangere lacrime amare ogni persona che ci capita a tiro, noi stiamo uccidendo; quando volutamente isoliamo, non aiutiamo, non vediamo, non parliamo con una persona fino a farla crollare, noi stiamo uccidendo…
Con quale coraggio poi ci accostiamo al sacramento della comunione quando la coscienza è carica di questi crimini? Ricordiamoci sempre che chi esclude una persona dalla propria vita si esclude dalla vita di Dio.

mercoledì 8 febbraio 2017

Santa Giuseppina Bakhita - Oglassa, Darfur, Sudan, 1868 - Schio, Vicenza, 8 febbraio 1947 – Tema: Schiavitù - Coscienza - Speranza



Due ragazzine sudanesi di sette e dodici anni, traboccanti di vita e di gioia, passeggiano attraverso i campi giocando. La natura, il futuro, tutto sorride loro in questa primavera della vita. Nulla lascia presagire un evento tragico. Fermandosi a raccogliere delle erbe per la cucina, scorgono improvvisamente due uomini che si avvicinano a loro. Uno dei due si rivolge alla più grande, e le chiede come un servizio di lasciar andare la più piccola nel bosco per cercare un pacchetto dimenticato. La piccola, nella sua innocenza, fa quello che le viene chiesto e parte verso il bosco con i due uomini. Arrivata nel bosco, si rende conto che non c'è nessun pacchetto. I due uomini si avvicinano e la minacciano, uno con un coltello, l'altro con una pistola: «Se gridi, sei morta! Vieni, seguici». Terrorizzata, la bambina cerca di gridare, ma non ci riesce. Più avanti, i rapitori le chiedono il suo nome; pietrificata dalla paura, non è in grado di rispondere. «Bene, dicono, ti chiameremo Bakhita (che significa «fortunata»), perché sei veramente fortunata». Agli occhi di quegli uomini, c'era ironia nel chiamare «fortuna» quella che era una disgrazia. Ma agli occhi di Dio, che dirige tutti gli avvenimenti per il bene degli eletti, era davvero una fortuna inaudita per Bakhita.

sabato 4 febbraio 2017

Beata Elisabetta Canori Mora - Roma, 21 novembre 1774 - 5 febbraio 1825 - Tema: Matrimonio - Famiglia - Adulterio



Fra i problemi della società contemporanea, uno dei più gravi è la crisi della famiglia. Una rimessa in questione radicale dell'istituzione del matrimonio – ripresa di frequente dai mass media – non cessa di batterla in breccia: la stabilità delle famiglie è minacciata dalle leggi permissive che agevolano il divorzio; la missione della madre casalinga non è più stimata al suo giusto valore; le famiglie numerose non ricevono l'appoggio che meriterebbero; la castità e la fedeltà coniugale sono spesso ridicolizzate; una «cultura di morte» incoraggia instancabilmente l'aborto e la contraccezione; in numerosi luoghi, il bambino è sottoposto a tentativi di perversione (pubblicità blasfeme e pornografiche, droga, prostituzione, ecc.); vengono proposti nuovi modelli: libera unione, famiglia monoparentale, coppie di omosessuali, ecc.
Segno di contraddizione
La società si autodistrugge, distruggendo la famiglia, che è, secondo la volontà del Creatore, la sua cellula base. «La salvezza della persona e della società [...] è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare» (Vaticano II, Gaudium et spes, 47). Forse che i bambini di oggi non saranno i cittadini di domani? Ora, è in seno alla famiglia che il bambino fa le prime esperienze di vita in società, che impara il senso dell'autorità, della responsabilità, del servizio disinteressato... Al contrario, che esempi d'amore, di fedeltà, di perdono possono trovare i bambini nei modelli fondati sull'individualismo e l'instabilità?
Oggi, la Chiesa cattolica è violentemente criticata per via del suo insegnamento sulla famiglia. La si accusa di non adeguarsi ai tempi, di ostacolare con i suoi «divieti» il progresso delle nazioni e degli individui. Tali critiche non devono nè stupirci, nè scoraggiarci: Gesù Cristo, Nostro Signore, non ha forse avvertito i suoi discepoli: Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo. Nel mondo voi avrete afflizioni. Ma fatevi coraggio! io ho vinto il mondo (Giov. 15, 18-19; 16, 33)? Come il Salvatore, la Chiesa ci avvisa: «Non prendete il mondo presente per modello» (Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 6 agosto 1993, cap. 2), e, come Lui, non teme di essere un «segno di contraddizione».
Attraverso questo processo intentato alla Chiesa, i di lei avversari, loro malgrado, mettono in risalto la sua santità; riconoscono che si oppone efficacemente al culto sfrenato del piacere ed alla perdita eterna delle anime. Difendendo la vita umana, di cui la famiglia è il santuario, la Chiesa si mostra fedele a Cristo, venuto al mondo non per imporre agli uomini un fardello insopportabile, ma al contrario per liberarli dalla schiavitù del peccato. Inoltre, ricordando «la necessaria conformità delle leggi civili alla legge morale» (Giovanni Paolo II, Evangelium vitæ, 25 marzo 1995, n. 72), vale a dire alla legge naturale enunciata nei Comandamenti di Dio, la Chiesa difende la causa dei veri valori della persona umana esostiene i principi che, soli, possono rendere la vita sociale giusta e pacifica. Pone così le basi di una fausta ricostituzione del corpo sociale. A quest'autentico progresso dell'umanità, la Chiesa contribuisce con l'insegnamento e ancor più con l'esempio dei santi.

giovedì 2 febbraio 2017

IL SEGRETO DELLA CROCE - Tratto dal libro: FRUTTI DI PREGHIERA - Ritagli da un diario - MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA Fondatrice de L’Opera della Chiesa - Imprimatur: Mons. Pietro Garlato Vicariato di Roma, 6-2-1985




1.440. Amore, tu ci tracci un cammino diritto, verso l’alto, verticale, ascendente, sicuro, per trovarti; e tutto ciò che s’incrocia orizzontalmente contro la tua volontà è quello che forma la croce che non ti compiace. (1-5-76) 1.441. Cristo è la Verità che ci conduce, come Via, alla Vita eterna; noi, quando ci opponiamo alla volontà di Dio, ci mettiamo di traverso in questa Via e formiamo la croce sulla quale l’Amore infinito è inchiodato per amore, e che ci invita ad abbracciare amorosamente. (22-9-77)
1.442. La croce più triste e inutile è quella che io formo quando Cristo mi traccia un cammino ed io mi ci metto di traverso, andandomene per un altro contrario; questo mettermi di traverso è la sterile croce che io mi fabbrico. (21-3-67)
1.443. Tutto ciò che Dio dispone, è cosa buona; il fatto che io non lo veda allo stesso modo è la mia croce. Non fu così in Cristo, che volle soltanto il desiderio del Padre e la cui croce gliela feci io con i miei peccati. (21-3-67)
1.444. Quando io dico di sì a ciò che Dio vuole, benché sia senza capirlo, il peso della mia croce diminuisce grandemente, nell’inserirmi nei piani di Dio e nel vedere in questo la sua volontà. (21-3-67)
1.445. La croce consiste nell’abbracciare ciò che non comprendo, che non vedo..., per amore di Colui che, per adempiere la volontà del Padre, si consegnò per noi. (11-10-63)
1.446. La croce più grande è perdere Dio nell’abbandono della notte. Il Signore, quando vuole fare corredentrice un’anima, la fa esclamare:«Dio mio, perché mi hai abbandonato! ». (6-4-77)
1.447. Dio non ti ama meno quando si nasconde, ma vuole chiederti il tuo dono in opere e in purezza d’amore, la quale consiste nel cercare Lui per Lui e non per i suoi gusti. (12-4-67)
1.448. Grazie, Signore, per quello che non comprendo; per tutto quello che mi immola e che non riesco a capire. (18-4-61)
1.449. L’anima senza purificare non può giungere a vivere in intima familiarità con Dio; per questo ha bisogno di grandi purificazioni. (21-3-67)
1.450. Il Signore non ci prova per farci soffrire, ma per abbellirci e così portarci di più a Lui. (6-3-67)
1.451. Colui che, pur stando sulla croce, segue Dio da vicino, giungerà al termine sicuro dell’amore. (6-3-67)
1.452. Quando Dio prova un’anima è perché vuole darle un maggior grado d’amore mediante la croce. (6-3-67)
1.453. Come è dolce morire vivendo, quando si sa di amore, per dare vita alle anime, rimanendo in un non saper far altro che soffrire! (30-10-61)
1.454. Essere disprezzata per te è speranza che mi incammina all’eternità. (10-9-63) 

domenica 29 gennaio 2017

Beata Maria Bolognesi - Mistica - Bosaro, Rovigo, 21 ottobre 1924 - Rovigo, 30 gennaio 1980 Mistica del XX Secolo, visse tra il 1924 e il 1980 e patì le sofferenze del Cristo sul Calvario - Esempio di straordinaria accettazione del disegno divino e di incomparabile affidamento a Nostro Signore.



Dall'infanzia all'adolescenza

Sulle sponde del Canalbianco, lungo la strada n. 16, che unisce la città di Rovigo alla città di Ferrara, a Bosaro, piccolo paese agricolo del medio Polesine, nasce, il 21 ottobre 1924, Maria Samiolo, cui il padre naturale A.G., che si rifiuterà di sposare la madre della sua bambina, non darà il proprio cognome. Fino al febbraio del 1930 Maria trascorre giorni felici in casa dei nonni materni, attingendo dal cuore di nonna Cesira Samiolo una immensa ricchezza di fede e di amore alla preghiera, che costituirà il prezioso bagaglio spirituale per il resto della vita. Con il matrimonio della mamma con Giuseppe Bolognesi, Maria si trasferisce nella famiglia del papà adottivo, da cui sarà amata forse più degli altri sei figli che verranno poi. Con il cambio di famiglia inizia per lei la lotta contro una povertà inimmaginabile: alle volte, anche per tre giorni consecutivi, ella si alimenta con sola acqua; a scuola non può disporre di carta, penna, abecedario; tanta è la fame da essere costretta a raccogliere le bucce di patata lasciate cadere dalle amiche sul «sudiciume» delle mucche: quelle bucce ella le lava e le mangia!; un'unica veste di tela ricopre Maria d'estate e d'inverno, nei giorni feriali e festivi, e le serve di coperta da notte. A casa di Maria non c'è da mangiare per nessuno, nemmeno per i topi: la lotta contro la povertà è altresì resa difficile dalla permanenza in umili e disagiate abitazioni, al punto che ne risentirà sia la salute di lei, sia anche, in un modo o nell'altro, la salute di tutti i componenti la famiglia. La povertà, costantemente presente in casa Bolognesi, costringerà Maria ad aiutare i genitori nel duro lavoro dei campi, e a dedicare molto del suo tempo nel seguire i fratellini con intelligente e amorosa disponibilità.

giovedì 26 gennaio 2017

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4, 26-34 - L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.




In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore
Riflessione

La riuscita dei disegni di Dio non avviene perché siamo noi a portarli avanti. Noi faremmo troppo baccano e troppi guai... ma i disegni di Dio si compiono in silenzio, con modi e tempi a noi sconosciuti. Forse è questo che ci sconcerta...

Oggi Gesù ci invita ad avere speranza anche quando pensiamo e vediamo che i risultati non arrivano o tardano ad arrivare. Dobbiamo porre la nostra fiducia solo in Dio, con la certezza che sarà Lui a portare a termine il lavoro ed assicurare così il successo all'impresa.

E' da stolti pensare o presumere di essere noi a gestire il gioco... infatti, il più delle volte succede che più ci sforziamo a pensare, a prevedere, a fare, a correggere di quà, a voler migliorare di là... più le nostre azioni non cambiano nulla... Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere (1Cor 3, 67-7).

Oggi Gesù ci chiede di avere pazienza... se vogliamo che una pianta cresca bella e forte, non dobbiamo preoccuparci, o farci venire l'ansia perché vogliamo vederla fiorire all'istante sotto i nostri occhi... la natura ha i suoi tempi e noi ci stancheremmo inutilmente se volessimo vedere subito quello che si deve vedere solo più tardi, molto più tardi... Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante” (Qoelet 3, 1-2).

lunedì 23 gennaio 2017

Ostensorio del miracolo di Lanciano - Attingiamo nell'Eucaristia la forza di cui abbiamo bisogno per seguire Gesù sulla via della vita eterna !





Nell’epoca moderna si è pensato che la luce della fede potesse bastare per le società antiche, ma non servisse per i nuovi tempi, per l'uomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro. In questo senso, la fede appariva Come una luce illusoria, che impediva all'uomo di coltivare l'audacia del Sapere... La fede è stata intesa come un salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento cieco; o come una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino” (Papa Francesco, enciclica Lumen fidei, 29 giugno 2013, 2-3).

Tuttavia, recenti miracoli eucaristici, sottoposti alle analisi della tecnica moderna, portano una luce che conferma i dati della fede e ricordano alla scienza che essa non può rendere ragione di tutta la realtà. Questi miracoli forniscono una prova della presenza reale oggettiva del Corpo e del Sangue del Signore nel Santissimo Sacramento.
Una sostanza sanguinante
Il 18 agosto del 1996, padre Alejandro Pezet celebra la Messa nella chiesa del centro commerciale della città di Buenos Aires, in Argentina. Termina di dare la Santa Comunione, quando una donna viene a dirgli che ha visto un'ostia che qualcuno ha buttata via in fondo alla chiesa. Andando al luogo indicato, il sacerdote vede l'ostia sporca; la mette in un piccolo contenitore con dell'acqua che ripone nel tabernacolo della cappella del Santissimo Sacramento. Il lunedì 26 agosto, aprendo il tabernacolo, vede, con suo grande stupore, che l'ostia è diventata una sostanza sanguinante. Ne informa mons. Jorge Bergoglio, vescovo ausiliare del cardinal Quarracino e futuro Papa, che dà istruzioni perché l'ostia così trasformata venga fotografata da un professionista. Le fotografie, scattate il 6 settembre, mostrano chiaramente che l'Ostia, divenuta un frammento di carne sanguinante, è molto aumentata di dimensioni. Per tre anni, rimane Conservata nel tabernacolo, e tutta la vicenda viene mantenuta Segreta; ma, Constatando che l'ostia non subisce alcuna decomposizione visibile, mons. Bergoglio decide di farla analizzare scientificamente.