Pagine statiche

venerdì 24 marzo 2017

La guarigione del cieco nato e l’inquisizione dei farisei – Commento del Sac. Dolindo Ruotolo – Tratto da “Nuovo Testamento - I quattro Vangeli”.


Dopo la discussione avuta con i farisei nel recinto del Tempio e dopo essersi eclissato dal loro sguardo quando erano già pronti a lapidarlo, Gesù Cristo si allontanò dal sacro luogo insieme ai suoi discepoli e passò per una delle porte dove ordinariamente sostavano i poveri e gli infelici per domandare l'elemosina.
L'essersi trovato là con i suoi discepoli e l'esservisi fermato conferma che Egli si eclissò miracolosamente da quelli che volevano lapidarlo.
Passando, vide un poverello, cieco dalla nascita, il quale, per essere portato là ogni giorno dall'infanzia a chiedere l'elemosina, era conosciuto da tutti ed era una di quelle figure che, nella loro medesima piccolezza, finiscono per interessare il pubblico e per essere quasi come un motivo insostituibile di certi ambienti.
Dal contesto del racconto si rileva l'indole di questo cieco: di facile parola, affettuoso, riflessivo e un po' psicologo o conoscitore dell'ambiente del Tempio. Abituato a raccogliere tanti discorsi che facevano i pellegrini e forse tante mormorazioni di quelli che erano addetti al sacro luogo, si era formato un concetto abbastanza chiaro di quelli che ne avevano il comando. I ciechi s'informano di tutto nel loro piccolo ambiente, proprio perché non vedono, e questo giovane doveva pur sapere che quasi mai i Sacerdoti, gli scribi e i farisei facevano scivolare nelle sue mani qualche elemosina, essendo sommamente venali. Questo doveva aver disposto l'anima sua a diffidenza e disistima per essi, perciò quando fu interrogato da loro si mostrò franco e non mancò di ribattere loro con una certa vivacità che rivela questo suo stato d'animo.
La sua vita era monotona: al mattino era accompagnato al Tempio e vi rimaneva a chiedere l'elemosina, a sera era riaccompagnato a casa. Raccoglieva spesso le espressioni pie dei pellegrini o gli insegnamenti dei dottori della Legge e aveva una certa cultura religiosa, per la quale gli doveva essere familiare il sentenziare e anche l'ammonire. Era di indole buona, di natura semplice, di carattere espansivo e timorato di Dio.
Passando vicino al cieco nato, i discepoli, considerandone l'infelicità e attribuendola a castigo di Dio, domandarono a Gesù: Rabbi, chi ha peccato, costui o i suoi genitori, da nascere cieco? Era infatti persuasione comune, tra i Giudei, che i mali fisici fossero mandati da Dio in punizione di peccati commessi o che fossero il castigo dei peccati dei genitori. I discepoli però facevano una domanda insulsa, chiedendo se avesse peccato il cieco prima di nascere, perché questo sarebbe stato impossibile. Essi forse si confusero e, nel domandare se quella cecità fosse stata effetto di colpa, coinvolsero anche il cieco nella responsabilità. Gesù rispose che né quel poveretto né i suoi genitori avevano peccato, ma che quella cecità era stata disposta e permessa da Dio per manifestare in quell'infelice la sua potenza, la sua gloria e la realtà del suo Figlio Incarnato; Gesù, infatti, soggiunse che Egli doveva compiere le opere di Colui che lo aveva mandato e, con questo, mostrò chiaramente l'intenzione di guarire quel cieco.

lunedì 20 marzo 2017

L’IGUMENO NIKON (1894-1963)



Ben poco si sapeva in occidente di questo starec sino a non molto tempo fa. Era nota soltanto la data della sua morte, ricavata da uno scarno necrologio del “Zurnal Moskovkoj Patriarchii”, il 7 settembre 1963 durante le persecuzioni antireligiose di Kruscev. In seguito sono giunte in Francia notizie più precise sulla sua vita, che sono state pubblicate nella prefazione al volumetto “Igumen Nikon, Pis’ma duhovnym djetjam” (Lettere ai figli spirituali). A questa prefazione attingiamo i dati biografici che riportiamo.
Al secolo si chiamava Nikolaj Nikolajevic Vorob’jev ed era nato nel 1894 da famiglia contadina del distretto di Bjezeck nel governatorato di Tvjer’. Ricevette la prima formazione al liceo scientifico, in cui diede prova delle sue notevoli capacità nell’ambito di tutte le discipline. Avendo deciso di dedicarsi alla psichiatria, s’iscrisse all’Istituto Neuropatologico di Pietroburgo, ma qui ben presto avvenne un decisivo mutamento nella sua concezione della vita. Si rese conto dell’impossibilità per la scienza di conoscere l’uomo e sentì nel suo intimo la voce di Dio.
Abbandonò gli studi di medicina alla fine del primo anno e si dedicò a vita ascetica e solitaria consacrandosi allo studio della Scrittura e dei Padri. Nel 1917 s’iscrisse all’Accademia teologica di Mosca, ma quando questa venne chiusa nel 1919, egli ritornò alla vita ascetica che condusse solitario per dieci anni nella cittadina di Suhivici. Fu tonsurato monaco a Minsk nel 1931 e l’anno successivo fu ordinato ieromonaco.
Nel 1933 fu arrestato e mandato per quattro anni nei campi di concentramento della Siberia. Dopo la liberazione visse a Vysnij Volock facendo l’inserviente di un medico. Quando alla fine della guerra Stalin concesse una certa libertà di culto, lo ieromonaco Nikon fu nominato parroco a Kozel’sk, donde dovette allontanarsi per l’invidia dei suoi confratelli e nel 1948, dopo aver esercitato l’attività pastorale a Bjelov, Iefremov ed a Smoljensk, fu mandato, praticamente in esilio, in una parrocchia abbandonata a Gzatsk.
Il successo che ottenne con la predicazione tra i fedeli fu tale che per un certo tempo gli fu vietato dalle autorità di polizia di ricevere visite. Come egli stesso riconosce, qui egli raggiunse l’umiltà fondamentale, cioè il fermo convincimento del cuore che noi non siamo nulla, ma solo creature di Dio, e che in noi non c’è alcunché di nostro, ma soltanto la misericordia di Dio.
Da questo convincimento deriva il leitmotiv delle sue lettere: l’uomo deve sopportare tutte le angosce e malattie, se vuole salvarsi, perché il Cristo stesso c’insegnò che chi voleva seguirlo, prendesse la propria croce. Con questa intima persuasione è strettamente connesso il suo consiglio di rivivere continuamente in noi stessi l’esperienza del pubblicano e del buon ladrone, il quale riconobbe sulla croce d’aver meritato la sua pena. Tra i Padri, egli si rifà particolarmente a san Giovanni Climaco ed a sant’Isacco Siro; per quanto riguarda gli asceti Russi il suo modello è il vescovo Ignatij Brjancianinov. A costui, forse deve, almeno in parte, la perspicuità del suo stile, che affascina il lettore e che è l’espressione della profondità della sua vita interiore.
Comunque l’igumeno Nikon è una chiara testimonianza della vitalità, sia pur in mezzo alle persecuzioni, della Chiesa Ortodossa nell’Unione Sovietica, che più d’uno in Occidente avrebbe voluto ridotta ad un mero “instrumentum regni” delle autorità al potere.
A. S.
Dalle “Lettere ai figli spirituali” dell’igumeno Nikon

giovedì 16 marzo 2017

LA DONNA CHE HA AVUTO SEI MARITI....Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton

Gesù presso un pozzo di Samaria incontra una donna ...

Gv 4, 5-30; 39-42


Penso che la prima impressione che si ha leggendo questo episodio raccontato dall'evangelista Giovanni, prima ancora di capire le cose nel dettaglio, sia una grande ammirazione per la disponibilità, la pazienza, la bontà e la sapienza che Gesù manifesta nel dialogo con la donna Samaritana.
È un dialogo fra la sapienza di Gesù e l'ignoranza della donna, è il dialogo fra una donna disastrata e peccatrice e Colui che può rimediare a ogni disastro e perdonare ogni peccato; è un dialogo fra la miseria e la misericordia, simbolo del dialogo fra Dio e l'umanità, fra Dio e ogni uomo.
E nonostante il suo peccato, nonostante la sua miseria e la diffidenza verso quell'uomo straniero, la donna non si trova a disagio nel discorrere con Gesù, anzi, verrà a poco a poco a beneficiare di un dono misterioso, un'acqua viva la cui dolcezza è talmente inebriante da conquistare per sempre il suo cuore. E come Gesù cercava di suscitare nella Samaritana il desiderio dell'acqua viva, così questa riflessione non sarà vana se farà sorgere anche in noi il desiderio di questa misteriosa acqua.

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo

Gesù con i suoi discepoli stava viaggiando dalla Giudea verso la Galilea passando per la Samaria. Ma Gesù si era anche messo in viaggio dal Cielo alla terra per portare agli uomini il dono di Dio, per portare loro quell'acqua viva che sola può dissetare i loro cuori. Gesù era venuto sulla terra assumendo una natura umana, e questo comportava l'accettazione di tutti i suoi inconvenienti, tra questi vi era quello di stancarsi quando si camminava a lungo o si lavorava molto. È tuttavia possibile pensare che questa stanchezza non fosse solo fisica, ma anche morale. Gesù aveva da poco incominciato la sua vita pubblica e già le prime incomprensioni, le prime ostilità affliggevano il suo cuore: è venuto fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto ... la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce (Gv 1,11; 3,13).
Proprio nel momento in cui Gesù, stanco, siede presso il pozzo di Giacobbe arriva una donna di Samaria ad attingere acqua e Gesù le dice: dammi da bere. Gesù non si vergogna di manifestare la sua stanchezza e di chiedere alla donna un po' di sollievo. È possibile vedere in questa scena un richiamo al momento della crocifissione: anche quando Gesù è stato crocifisso era stanco del viaggio che l'aveva condotto al calvario, anche allora era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra (Lc 23, 44), anche allora Gesù disse: ho sete (Gv 19, 28). Ma che cosa dà sollievo a Gesù, che cosa Lo disseta?

venerdì 10 marzo 2017

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 18, 21-28 - Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?




 Così dice il Signore Dio:
«Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?
Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà.
Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Parola di Dio

Riflessione personale

In questa lettura del profeta Ezechiele il caro Gesù può apparire per tanti cristiani, sopratutto per i “convinti”, una persona con la “memoria corta”. Infatti, se un peccatore si pente Gesù dimentica all’istante il suo passato, proprio come è successo al buon ladrone, e ugualmente, se una persona nel passato è stata “giusta”, ma poi cade e non si rialza, Gesù non solo non terrà conto del passato, ma per la sua ostinazione a perseverare nel male la condannerà, proprio come è successo a Giuda, ché ché se ne dica!
Tuttavia non si può dire che Gesù sia imparziale… in entrambi i casi infatti dimentica il passato! Quello che conta per Gesù è il rapporto che abbiamo ora con Lui. Ciò che è importante per Gesù sono le mie attuali disposizioni.
La memoria corta di Gesù non è affatto un difetto, anzi... se devo essere sincera trovo che questo, per noi poveretti, è una grande fortuna! E oltre ad avere la memoria corta ringraziamo che in Cielo non si tiene il libro della partita doppia, altrimenti saremmo tutti spacciati!
Quindi, non abbiamo un Gesù che ci condanna… siamo noi che scegliamo di metterlo in cantina. La misericordia di Dio non ha limiti, ma chi non si pente non può accogliere questo grande dono, perché rifiuta la condizione per beneficiare della salvezza eterna offerta da Cristo Gesù, ossia, rifiutando di pentirsi  vuole far prevalere il suo giudizio su quello di Dio. La misericordia è dunque legata al pentimento e al proposito di non offendere più Gesù… Neanche io ti condanno, va e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 11).

mercoledì 8 marzo 2017

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto - Commento di San Giovanni Crisostomo



Cristo aveva ordinato cose tanto grandi e alte, che potevano lasciar stupiti e senza parole; aveva comandato di essere al di sopra di ogni passione, aveva innalzato sino al cielo e aveva esortato a farsi simili, nella misura del possibile, non agli angeli e agli arcangeli, ma a Dio stesso, Signore dell’universo; egli, inoltre, voleva che non solo i suoi discepoli praticassero questo, ma che essi istruissero anche gli altri, li correggessero, e distinguessero i cattivi dai buoni, i cani da quelli che non lo erano (molte cose, infatti, sono occulte nell’uomo), affinché non si dicesse poi che quanto egli esige è troppo duro e insopportabile. Più tardi, infatti, Pietro avrebbe detto: «E chi dunque potrà salvarsi?», e anche gli altri suoi discepoli nello stesso passo: «Se tale è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene ammogliarsi».

Cristo, per evitare che anche ora si dica questo, avendo già fatto constatare in precedenza, attraverso molti ragionamenti tra loro concatenati e adatti a convincere, che i suoi precetti sono facili ed agevoli da compiere, insiste ancora su questo concetto e promette, a coronamento di ciò che ha detto appunto sulla facilità di attuare i suoi comandi, un conforto non ottenuto con sforzi e fatiche: l’aiuto, cioè, meritato con le assidue preghiere, cui egli esorta. Non dovete – dice in altre parole – contentarvi dei vostri sforzi, ma dovete anche implorare l’aiuto divino, che vi verrà concesso senza alcun dubbio e sarà sempre da presso, vi assisterà e conforterà nelle vostre battaglie, e vi renderà tutto facile. Per questo ordina di «chiedere», e promette di esaudirci. Solo che non comanda semplicemente di chiedere, ma vuole che le nostre preghiere siano ferventi e perseveranti: ecco il senso della parola «cercate». Chi cerca una cosa, bandisce tutte le altre dal suo animo, si occupa soltanto di quanto cerca, e non pensa a nessuno dei presenti. Ben comprendono quanto dico coloro che hanno perduto il loro denaro o i loro schiavi e li stanno cercando. Con l’altra parola «picchiate», Cristo vuol sottolineare la forza e la veemenza con cui dobbiamo accostarci a Dio e quale dev’essere l’ardore della nostra anima. Non abbatterti, o uomo, - sembra dire il Signore, - e non mostrare minor zelo per la virtù di quanto ne dimostri nel cercare denaro. Spesso cercando la ricchezza non la trovi e, malgrado questa incertezza, metti in moto ogni mezzo per farne ricerca. Qui, invece, ti è stata fatta la promessa che otterrai sicuramente quanto cerchi: eppure non mostri neanche la minima parte dell’ardore che hai nella ricerca delle ricchezze. E qualora non ottenessi subito quanto cerchi, non scoraggiarti. Proprio per questo Gesù dice «picchiate», in modo da farvi capire che, se non viene aperta la porta al primo colpo, dovete tuttavia rimanere là.

martedì 7 marzo 2017

PASSIONE DELLE SANTE PERPETUA E FELICITA - † Cartagine, 7 marzo 203




    1. Come le gesta degli antichi campioni della fede furono scritte quali documenti della grazia divina a edificazione dell’uomo, affinché leggendole e rappresentandoci alla mente i fatti, ne onoriamo Dio e ne caviamo conforto per noi stessi: così è opportuno tramandare anche i nuovi esempi, che non meno degli antichi possono giovare all’uno e all’altro scopo. Infatti anche questi un giorno saranno antichi e torneranno necessari ai posteri, sebbene nel loro tempo presente godano minore autorità mancando di quel prestigio che l’antichità attribuisce ai primi. Del resto, se la vedano essi, coloro che l’una e medesima potenza dell’unico Spirito Santo giudicano secondo l’antichità del tempo: ma, se la manifestazione della grazia ha avuto la sua pienezza per disposizione divina in quest’ultima epoca, si dovrebbe pur ritenere che gli esempi recenti e ultimi rivestano un significato anche maggiore. Dice il Signore: “Negli estremi giorni spanderò la virtù del mio Spirito su ogni carne vivente, e i loro figli e figlie proferiranno vaticini; sopra gli schiavi e le schiave mie spanderò il mio Spirito: i giovani contempleranno visioni, i vecchi avranno rivelazioni nel sogno” (Gioele 3, 1-5 e Atti 2). Pertanto anche noi, che riconosciamo e onoriamo le profezie e le visioni nuove e rivolgiamo ogni altra operazione dello Spirito Santo ad ammaestramento della Chiesa, alla quale fu mandato per distribuire tutti i suoi doni spirituali a ciascuno secondo la disposizione di Dio, reputiamo necessario raccontarle e leggerle in comune a gloria di Dio. Così non accadrà mai che alcuno per ignoranza o poca fede abbia a credere che la grazia di Dio si sia manifestata solo agli antichi, sia confortando al martirio, sia nel dono di rivelazione; poiché Dio opera senza interruzione secondo le sue promesse, a documento di chi non crede e a beneficio di chi crede.
    Vi presentiamo dunque, o fratelli e figlioli, anche noi “ciò che abbiamo udito e veduto e toccato con mano” (1 Giovanni 1, 1. 3.); affinché voi che siete stati presenti ai fatti, ricordandoli ne diate gloria al Signore; quelli poi che ora soltanto vengono a conoscerli per via di udito, vivano in spirituale unione coi santi martiri, e per mezzo loro, col nostro Signore Gesù Cristo, a cui è dovuta la gloria e l’onore per i secoli dei secoli. Amen.
    2. Furono arrestati i giovinetti catecumeni Revocato e Felicita sua compagna di schiavitù, Saturnino e Secondino. Era fra loro poi anche Vibia Perpetua di condizione patrizia, allevata accuratamente, sposata secondo il costume delle matrone. Vivevano ancora suo padre e sua madre, e aveva due fratelli, di cui l’uno era pure catecumeno. Essa aveva un bambino alle poppe (infantem ad ùbera) e toccava presso a poco l’età dei ventidue anni. Lo svolgimento del suo martirio fu narrato tutto da lei stessa, così come lo lasciò scritto di sua mano e di mente sua.

venerdì 3 marzo 2017

La passione di Gesù - L'ESERCIZIO DELLA VIA CRUCIS – di Sant’Alfonso Maria de Liguori – Tratto da “Massime Eterne”



Atto di contrizione
Clementissimo Gesù, prostrato umilmente ai tuoi piedi santissimi, ti domando con tutto il cuore perdono dei miei peccati che io piango e detesto, specialmente perché offendono la tua infinita bontà. Propongo di voler piuttosto morire che offenderti; anzi prometto di volerti amare sopra ogni cosa fino alla morte.

PRIMA STAZIONE
Gesù è condannato a morte
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco (15, 12-15)
Pilato replicò: «Che cosa farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono ріù forte: «Crocifiggilo!». E Pilato, volendo dare soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Gesù Cristo, dopo essere stato flagellato e coronato di spine, è ingiustamente condannato da Pilato a morire crocifisso. Adorato mio Gesù, non è stato Pilato, ma i miei peccati che ti hanno condannato a morte. Per il merito di questo doloroso viaggio ti prego di assistermi nel viaggio che l'anima mia sta facendo verso l'eternità.
Preghiera
Io ti amo, Gesù amor mio, più di me stesso, mi pento con tutto il cuore di averti offeso. Perdonami e non permettere che mi separi da te. Fa' che sempre ti ami e poi disponi di me come ti piace.
Padre nostro
Ave Maria
Gloria al Padre
Santa madre, deh! voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

martedì 28 febbraio 2017

Dal libro del Siràcide - Sir 2, 1-13 - Preparati alla tentazione.



 Sir 2, 1-13

Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
resta saldo nella giustizia e nel timore,
prepàrati alla tentazione.
Abbi un cuore retto e sii costante,
tendi l’orecchio e accogli parole sagge,
non ti smarrire nel tempo della prova.
Stai unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
Accetta quanto ti capita
e sii paziente nelle vicende dolorose,
perché l’oro si prova con il fuoco
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
Affìdati a lui ed egli ti aiuterà,
raddrizza le tue vie e spera in lui,
persisti nel suo timore e invecchia in esso.
Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia
e non deviate, per non cadere.
Voi che temete il Signore, confidate in lui,
e la vostra ricompensa non verrà meno.
Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici,
nella felicità eterna e nella misericordia.
Voi che temete il Signore, amatelo,
e i vostri cuori saranno ricolmi di luce.
Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato?
Perché il Signore è clemente e misericordioso,
perdona i peccati e salva al momento della tribolazione,
protegge coloro che lo ricercano sinceramente.

Parola di Dio

Riflessione personale

Caro Gesù… devi sapere che nessuna azienda al mondo ti potrebbe assumere come manager di Pubblic Relation!
Figlio, se ti presenti per servire il Signore, resta saldo nella giustizia e nel timore, preparati alla tentazione”.
Ti rendi conto che non è molto confortante tutto ciò? E’ come se dicessi a tutti noi: "Carissimi figlioli, se volete seguirmi, sappiate che in questo cammino non sarete esenti da tentazioni e da tribolazioni"… Io ormai sono vacinata, perché tribolazioni e tentazioni sono il mio pane quotidiano, ma per chi si trova all’inizio del cammino le Tue parole potrebbero essere un problema, non trovi?
Non ti preoccupare caro Gesù, voglio venire in Tuo aiuto e provare a migliorare la reputazione che ti sei rovinato spudoratamente con le tue affermazioni! Voglio insomma provare a trasmettere ad altri ciò che Tu mi hai insegnato - soprattutto a suon di legnate - e provare a dare un pochetto di sollievo a qualche anima sconfortata e incerta se seguirti oppure no. Raccontando come Tu mi hai trattato e tratti tutti i Tuoi amici potrà rincuorarsi e dire in cuor suo: "Mah… proviamoci!". Naturalmente con il Tuo beneplacito, ma sopratutto con il Tuo aiuto. Quindi mio caro Gesù, confido in Te… pensaci Tu!
Carissimi fratelli e sorelle, avete mai provato a bere una bella tazza di caffè fumante dopo aver assaporato una bella fetta di crostata con la marmellata? Ebbene, il troppo dolce ha guastato in qualche modo il palato e il solito caffè risulta più amaro del solito. Se invece facciamo il contrario, prima beviamo il caffè e poi mangiamo la crostata, ecco che assaporeremo entrambi con vero piacere. Così Gesù, per farci gustare il sapore della vita eterna, per farci apprezzare ogni suo più piccolo dono, ci fa passare prima attraverso le turbolenze. Alla fine, dopo averci rimpinzato di avversità, di noie, di dolori, di tentazioni, dopo averci fatto gustare cattiverie e umiliazioni... non solo apprezzeremo ogni cosa bella, anche la più piccola, ma le stesse contrarietà le accetteremo più volentieri, non le troveremo più così indigeste.
La prima cosa da imparare sulla strada della santità è che non siamo soli… anche Satana ci “onora” della sua presenza, e lui opera sia dentro sia fuori di noi. Evitiamo quindi  di mormorare contro gli altri come se fossero solo loro il problema della nostra vita, perché anche noi siamo molto solidali con il peccato del mondo.
Gesù oggi ci da delle indicazioni molto utili per combattere la grande battaglia della Fede; indicazioni sempre valide e che non passeranno mai di moda, perché il cuore degli uomini non è mai cambiato dal momento della disobbedienza dei nostri progenitori. Grazie Adamo, grazie Eva… certo che l’avete combinata grossa! Guardate come siamo messi per colpa vostra!!! - ma mi sa che qualunque altro non se la sarebbe cavata meglio - ... Una sorte penosa è disposta per ogni uomo, un giogo pesante grava sui figli di Adamo, dal giorno della loro nascita dal grembo materno al giorno del loro ritorno alla madre comune” (Sir 40, 1).
Le indicazioni del Signore sono dunque: avere un cuore retto, essere costanti, accogliere la Sua Parola e stare uniti a Lui per non smarrirci nel tempo della prova, e, come ricompensa, avremmo l’onore di stare insieme a Lui per l’eternità… Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono” (Ap 3, 21).
Avere un cuore retto…
Quando diciamo: "Quella persona è retta", intendiamo una persona che sa il fatto suo e non cambia i suoi propositi a seconda di come gira il vento. Avere il cuore retto è avere un cuore che da una risposta generosa a Dio, che ubbidisce con animo semplice alle sue leggi e soprattutto si abbandona fiduciosa nelle braccia di Gesù. Un Gesù terribile ma allo stesso tempo molto ma molto affascinante. Quando Lo si conosce veramente non puoi più fare a meno di Lui. Quindi, un’adesione totale a Dio è l’unica maniera ragionevole per iniziare e terminare la splendida avventura della vita.
Essere costanti…

lunedì 27 febbraio 2017

Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny - Marsiglia, Francia, 28 maggio 1841 - 27 febbraio 1884 - Tema: Riparazione - Soddisfazione - Vittima - Aiuto spirituale ai preti



«Ma ha ancora valore e significato un «Salvatore» per l'uomo del terzo millennio? È ancora necessario un «Salvatore» per l'uomo che ha raggiunto la Luna e Marte?« Malgrado le tante forme di progresso, l'essere umano è rimasto quello di sempre: una libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte. È proprio lì, nel suo intimo, in quello che la Bibbia chiama «il cuore», che egli ha sempre necessità di essere «salvato»« Chi può difenderlo se non Colui che lo ama al punto da sacrificare sulla croce il suo unigenito Figlio come Salvatore del mondo?« Non temete, apritegli il cuore, accoglietelo, perché il suo Regno di amore e di pace diventi comune eredità di tutti» (Benedetto XVI, Messaggio del Natale 2006). I Santi, illuminati dallo Spirito santo, percepiscono profondamente fino a che punto il mondo abbia bisogno di un Salvatore; il Regno di Gesù nei cuori costituisce la loro preoccupazione principale. Tale fu il caso di Madre Maria di Gesù Deluil-Martiny, che scriveva: «Bisogna che Egli regni!« Perché a Lui appartiene l'impero nei secoli dei secoli; e gli sono state date in eredità tutte le nazioni. Bisogna che Egli regni!« il nostro Gesù, il nostro Fratello, il nostro Salvatore, il nostro Amico, il nostro Sposo! Bisogna che Egli regni in noi pienamente, senza ombra di riserve o di limitazioni; bisogna che Egli regni sul mondo e sui cuori; e per ottenere questo, pregheremo, offriremo, ci sacrificheremo, moriremo tutti i giorni!«» Chi era la donna infiammata da un simile fuoco dell'amore divino?
Marie Deluil-Martiny è nata a Marsiglia il 28 maggio 1841 ed è stata battezzata il giorno stesso. La maggiore di cinque figli, eredita da suo padre, avvocato profondamente cristiano, quel coraggio che le permetterà di superare le difficoltà della vita; da sua madre, riceve in retaggio una fede ardente unita a una grande delicatezza di cuore. Tuttavia, ella mostra un temperamento fiero e imperioso. Quando arriva il tempo della prima Comunione, i suoi genitori, per assicurarle una preparazione seria, la mettono in collegio alla Visitazione di Marsiglia. Un giorno, durante la ricreazione, Maria interrompe improvvisamente il suo gioco e, prendendo da parte un'amica: «Ci pensate, Angélique, il Sangue di Gesù scorre in questo momento sull'Altare per il mondo!» E rimane qualche istante come assorta in questo pensiero che le ha attraversato la mente come un lampo. Maria fa la sua prima Comunione il 22 dicembre 1853, e riceve il sacramento della Cresima il 29 gennaio 1854 dalle mani di sant'Eugenio di Mazenod, vescovo di Marsiglia. Verso l'età di 15 anni, mentre è ancora in collegio, riunisce un gruppo di allieve, chiamate «Oblate di Maria», che considera come un piccolo ordine religioso, con regola, noviziato e professione. Il gruppo viene scoperto e sciolto dalle Superiore.

Gesù Crocifisso



Il cardinale Angelo Comastri, in uno dei suoi libri, racconta dell'incontro con madre Teresa di Calcutta, di cui si dichiara figlio spirituale: «Mi guardò con due occhi limpidi e penetranti. Poi mi chiese: “Quante ore preghi ogni giorno?”. Rimasi sorpreso da una simile domanda e provai a difendermi dicendo: “Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?”. Madre Teresa mi prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettermi ciò che aveva nel cuore; poi mi confidò: “Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il suo amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!».
Gesù crocifisso, tutti ci possono ingannare, abbandonare, deludere: soltanto tu non ci deluderai mai! Tu hai lasciato che le nostre mani ti inchiodassero crudelmente alla croce per dirci che il tuo amore è vero, è sincero, è irrevocabile!
Gesù crocifisso, gli occhi dei nostri anziani ti hanno cercato nelle giornate faticose della loro vita e in te hanno trovato consolazione e pace. Gli occhi dei nostri genitori hanno visto le tue ferite e hanno avvertito la potenza dell'amore di Dio che non invecchia, né appassisce.
I nostri occhi oggi vedono le tue mani inchiodate, eppure capaci di dare ancora la vera libertà; vedono i tuoi piedi attaccati al patibolo, eppure capaci di camminare e di far camminare; vedono il tuo cuore aperto da una lancia, eppure capace di dare sempre il perdono che salva.
Gesù crocifisso, è finita l'illusione di una felicità senza Dio! Torniamo a te, unica speranza e unico liberatore, unica gioia e unica verità che riempie il cuore e dà senso e dignità alla vita di tutti.
Gesù crocifisso, abbi pietà di noi peccatori! Amen.